Decorso clinico della malattia

La frequenza di infezione è soggetta a fluttuazioni stagionali e direttamente correlata con l'attività delle zecche. L'incidenza delle zecche è favorita da inverni miti e primavere umide. Il rischio di infezione può essere presente sin dal mese di febbraio e può terminare solo a novembre.
La malattia ha un decorso in due fasi e nel 20% circa dei casi la prima fase non viene avvertita dai pazienti.
Durante questo decorso in due fasi, la cosiddetta prima fase della malattia ha inizio dopo il periodo di incubazione, di 6-14 giorni, ossia quando il virus entra nella circolazione sanguigna. I pazienti lamentano sintomi di carattere generale, come aumento della temperatura (generalmente sotto i 39 ˚C), cefalee, debolezza generale, affaticamento, problemi intestinali, tosse e naso che cola; in altre parole, riportano sintomi spesso indicativi di un comune raffreddore. Dopo un periodo di 2-8 giorni, frequentemente asintomatico, iniziano ad apparire i sintomi relativi all'affezione del sistema nervoso. Ciò accade quando il virus riesce a oltrepassare la barriera sangue-cervello e infetta l'encefalo. Si scatena quindi un altro aumento di temperatura (generalmente oltre i 39 ˚C), con un aggravamento dei sintomi a causa di cefalee, rigidità nucale, turbe cognitive, delirio (un grave disturbo mentale progressivo con annebbiamento dello stato di coscienza, come in un sogno), paralisi dei nervi cranici, problemi di coordinazione e paralisi degli arti superiori e inferiori. Può infine insorgere paralisi della muscolatura respiratoria. È quindi essenziale un trattamento intensivo, che comprenda la respirazione artificiale. Non vi è un trattamento specifico per la TBE. Pertanto, la terapia può solo mirare all'alleviamento dei sintomi, ossia l'abbassamento della febbre, il lenimento dei dolori, ecc.

Forme di TBE negli adulti
1.Meningite
Forma di meningite caratterizzata da febbre, rigidità nucale, sensibilità alla luce e nausea/vomito, senza affezione dei tessuti cerebrali. Guarigione senza danni permanenti; nessun pericolo di morte immediato.
2.Encefalite (la forma più frequente)
Infiammazione diffusa, spesso a carico dell'intero tessuto cerebrale, e con frequente gonfiore e sanguinamento cerebrale. Sono affetti in modo particolare i gangli basali, la cui infezione può comportare un annebbiamento dello stato di coscienza, con conseguente delirio e coma, paralisi e aprassia (difficoltà di movimento) degli arti superiori e/o inferiori, crisi epilettiche, tremori simili a quelli del morbo di Parkinson e rigidità, oltre a difficoltà respiratorie quando è stato colpito anche il tronco encefalico. L'incidenza di mortalità è dello 0,8-2%.
3.Radicolomielopatia (con sintomi simili alla poliomielite)
Infiammazione del midollo spinale e delle radici nervose con conseguente paralisi e amiotrofia (riduzione del volume muscolare), nevralgie e/o paraplegia con turbe dell'evacuazione urinaria e intestinale. L'incidenza di mortalità è anche del 20%.
Una seria complicanza non correlata al sistema nervoso è rappresentata dalle coagulopatie, nei cui casi emorragie interne portano a shock dell'individuo. Sono inoltre possibili infiammazioni concomitanti a carico del fegato e del miocardio.

Quali sono le conseguenze?
La necrosi delle cellule nervose (midollo spinale e/o tessuto cerebrale) può causare disabilità permanenti nelle forme 2 e 3 descritte sopra. Nei bambini può portare a problemi di sviluppo, crisi epilettiche che spesso richiedono terapia farmacologica per tutta la vita, disturbi della memoria e della percezione, turbe motorie di tipo parkinsoniano, paraplegia, paralisi respiratoria e paralisi muscolare, che possono comportare l'inabilità di lavorare, la necessità di cure permanenti, il confinamento su una sedia a rotelle e il ricorso al respiratore artificiale.

Anche la forma meningea presenta dei rischi.
Esempio: un paziente supera la forma più lieve di TBE, la meningite, e trascorre diversi giorni in ospedale (fino a 2-3 settimane). Grazie alle cure mediche e al riposo a letto, il paziente presto si sente meglio.
Tuttavia, quando tenta di riprendere le sue consuete attività giornaliere, nota subito problemi di concentrazione nonché abulia. Se questo paziente non si sente meglio entro uno o due mesi, è facile che diventi ansioso e l'ulteriore stato di depressione finisce per peggiorare la sua condizione. Nella maggior parte dei casi, questo sviluppo è stato osservato in un periodo di tempo fino a un anno. I pazienti si sentono quindi costretti a isolarsi e spesso evitano di parlare di questi problemi delicati con gli altri.
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